giovedì 13 febbraio 2014

Rischi da "staffetta"



La staffetta Letti-Renzi sarebbe l’ennesimo autogol per un partito in crisi da tempo, che sembrava invece aver trovato un leader giovane e vincente.
Procediamo con ordine:
Renzi ha conquistato la poltrona di segretario del PD qualche mese fa ed ha avuto il merito di proporre immediatamente una bozza di riforma elettorale, seppure con una sorta di accordo con il nemico, e di pungolare il Governo al fine di rendere l'azione dell'esecutivo più aggressiva e coraggiosa.
Il trasversale e personalissimo 'modus operandi' del sindaco di Firenze da una parte ha indispettito le minoranze del suo partito, costrette ad ingoiare il rospo del nuovo corso, e dall'altra ha incrementato la fiducia in chi vede nel giovane Matteo una risorsa per il Paese e una svolta possibile.    
Nel frattempo il Governo ha perso slancio in conseguenza di una vera e propria mancanza di idee, della battaglia ostruzionistica in parlamento e dei sondaggi che hanno riposizionato nuovamente ai vertici il partito guidato da Berlusconi e hanno ridotto il vantaggio che il partito democratico credeva di avere.
Di conseguenza la direzione del partito si è chiesta il perché di questa perdita di consensi ed ha compreso che il “tirare a campare” avrebbe reso vantaggi a chi insegue silenziosamente (FI) e a chi del clamore fa la propria quotidianità (M5S).
La soluzione? Far scendere in campo il super-sindaco per salvare il salvabile.
Purtroppo, però, la soluzione staffetta - che solitamente prevede una collaborazione tra chi finisce la corsa e chi la inizia, diversamente da quello che sta accadendo tra Letta e Renzi - non può che produrre risultati negativi:
1 – la sfiducia a Letta determinerebbe una frattura interna al partito pericolosa
2 – si annienterebbero le credenziali positive di una risorsa (Letta) per il Quirinale
3 – Renzi dovrebbe governare con una maggioranza non sua e con il rischio di sgambetti improvvisi (interni ed esterni)
Allora perché non dare fiducia a Letta per altri 10 mesi e prepararsi ad affrontare le elezioni con l’aggressività tipica del sindaco toscano? I timori sono legati alla possibilità che sin dalle imminenti elezioni Europee il PD non riesca a guadagnare consensi e che anche un’affermazione di Renzi sia difficile a livello nazionale rimanendo dietro la scrivania e portando avanti solo l'agenda-riforme, sempre a rischio boicottaggio.
Quindi, meglio giocare adesso la propria carta, magari con una maggioranza leggermente più ampia – con l’ingresso di qualche dissidente grillino – e sperare in un piano estremamente ambizioso.
E’ un rischio grosso che Renzi dovrà correre con il peso di un partito spaccato e con l'incognita Berlusconi, adesso in disparte ma sempre pronto a tendere una trappola al suo amico-nemico.
La storia insegna che per guadagnare la "fiducia" ci vuole tempo, ma che per toglierla basta un attimo.

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