lunedì 29 settembre 2014

"Jobs Act": un Paese malato alla ricerca di una cura.

La riforma del lavoro è un argomento delicato su cui Renzi si gioca la sua credibilità e forse anche la tenuta del suo esecutivo.

Per ciò che riguarda il primo aspetto e cioè la credibilità bisogna sottolineare lo scetticismo che si respira intorno al Premier, che non sembra poter più contare sull’apporto degli sponsor che all’inizio dell’avventura sostenevano il suo operato: una parte non rilevante del suo partito tenta di disarcionarlo ed il feeling creato con l’Ncd e Berlusconi è più una necessità nel primo caso ed una tattica nel secondo.

Ciò determina un isolamento a cui Renzi risponde con propaganda e poca sostanza. In Italia la dietrologia è tanta e la pazienza è poca. Pertanto, è opportuno che alle parole faccia seguire presto i fatti, prima che questa di Renzi diventi la parentesi più dolorosa della sua carriera politica.

Il suo esecutivo rischia infatti di implodere sotto i colpi di sindacati e dell’opinione pubblica. Ma che cosa prevede il “Jobs Act” su cui il Governo sta lavorando? Il punto più critico riguarda il “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti” e cioè la non applicazione dell'articolo 18 (normative in caso di licenziamento illegittimo) per i soli primi tre anni di assunzione (una sorta di apprendistato allargato a tutti) che poco piace ai sindacati ed ancora meno agli alleati di centro-destra (che vorrebbero invece vederlo totalmente abolito).

Su questo si concentrerà lo scontro, mentre nel resto del documento ci sono altri argomenti condivisibili e di grande tutela per i lavoratori, ma poco discussi: il governo vuole estendere a tutte le lavoratrici, indipendentemente dal contratto di lavoro, la tutela per la maternità (in Italia oggi una donna è di fatto impossibilitata ad avere un figlio fino a quando non conquista la qualifica di lavoratrice a “tempo indeterminato”), allineare gli ammortizzatori sociali a livello europeo con tutele uguali per tutti, istituire un'Agenzia nazionale per l'impiego razionalizzando gli enti e semplificando tutte le procedure e gli adempimenti in materia di lavoro.

Tuttavia, l’articolo 18 suscita comprensibilmente più interesse degli altri temi, riguardando un numero più esteso di lavoratori. Peraltro la questione della "flessibilità" del lavoro sembra mal posta. Infatti, l’anomalia italiana non risiede nella rigida applicazione del “reintegro”, visto che esso non è escluso in molti Paesi dell’UE (Austria, Germania e Olanda) e soprattutto perchè esso si applica sulla base di un principio sancito dalla Carta sociale europea (in cui si parla di risarcimento per ingiusto licenziamento attraverso “un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione”), condizionatamente al parere di un “giudice”.

Ciò che, invece, rappresenta il nodo e ci distingue dal resto d’Europa, secondo un’indagine dell’Ocse, è l’eccessiva burocrazia e la durata del procedimento in questione: due anni contro i pochi mesi necessari in Germania. E’ sulla certezza delle normative e sul rispetto degli iter e dei tempi che si deve lavorare per consentire ad aziende e lavoratori di trovare una soluzione condivisa.

Il “Jobs Act” sembra poter andare in questa direzione, se si guardassero a fondo tutti i temi trattati nel documento, ma per fare ciò è necessario che la discussione non si fermi al mero baluardo dell’articolo 18 (e agli indennizzi annessi), perché un pugno di ferro lungo e logorante non è di utilità ad alcuno, meno ad un Paese piegato dalla burocrazia in cui il lavoro, quello vero, continua pericolosamente a latitare.
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venerdì 26 settembre 2014

Calcio & Cultura: linguaggio e letteratura

Il calcio non è mai banale. C'è chi addirittura ne ha analizzato i suoi aspetti più reconditi ed i suoi collegamenti con il linguaggio. Un parere in bianco e nero non di poco conto!

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro".

In dettaglio il calcio viene analizzato come sistema di segni e quindi come linguaggio, quello usato come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato.

"Le parole del linguaggio del calcio si formano esattamente come le parole del linguaggio scritto-parlato. Ora, come si formano queste ultime? Esse si formano attraverso la cosiddetta "doppia articolazione" ossia attraverso le infinite combinazioni dei "fonemi": che sono, in italiano, le 21 lettere dell'alfabeto.  I "fonemi" sono dunque le "unità minime" della lingua scritto-parlata".

Addentriamoci nella metrica e nell'unità della lingua del calcio: "un uomo che usa i piedi per calciare un pallone è tale unità minima: tale "podema" (se vogliamo continuare a divertirci). Le infinite possibilità di combinazione dei "podemi" formano le "parole calcistiche": e l'insieme delle "parole calcistiche" forma un discorso, regolato da vere e proprie norme sintattiche.  I "podemi" sono ventidue (circa, dunque, come i fonemi): le "parole calcistiche" sono potenzialmente infinite, perché infinite sono le possibilità di combinazione dei "podemi" (ossia, in pratica, dei passaggi del pallone tra giocatore e giocatore); la sintassi si esprime nella "partita", che è un vero e proprio discorso drammatico". 

Il calcio poi diventa codice: "i cifratori di questo linguaggio sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori: in comune dunque possediamo un codice.  Chi non conosce il codice del calcio non capisce il "significato" delle sue parole (i passaggi) né il senso del suo discorso (un insieme di passaggi)".

E poi spazio ai sottocodici che permettono al calcio di passare da strumentale ad espressivo: la prosa e la poesia. Eccone alcuni esempi: "Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un "prosatore realista"; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un "poeta realista". Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un "poeta realista": è un poeta un po' maudit, extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da "elzeviro". Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul "Corriere della Sera": ma è più poeta di Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti".  

La differenza tra prosa e poesia non non risiede nel valore, ma è una pura distinzione tecnica. In più "fra tutti i linguaggi che si parlano in un Paese, anche i più gergali e ostici, c'è un terreno comune: che è la "cultura" di quel Paese: la sua attualità storica. Così, proprio per ragioni di cultura e di storia, il calcio di alcuni popoli è fondamentalmente in prosa: prosa realistica o prosa estetizzante (quest'ultimo è il caso dell'Italia): mentre il calcio di altri popoli è fondamentalmente in poesia". 

Arriviamo all'essenza del calcio ed ai suoi momenti topici e poetici: in primis il goal. "Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell'anno".

In secondo luogo c'è il "dribbling": "il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede (quasi) mai".

"Chi sono i migliori "dribblatori" del mondo e i migliori facitori di goals? I brasiliani. Dunque il loro calcio è un calcio di poesia: ed esso è infatti tutto impostato sul dribbling e sul goal". 

Esistono tre tipologie di schema di gioco che non possono prescindere dalla qualità degli interpreti. 

Il catenaccio e la triangolazione, basato sulla sintassi, sul gioco collettivo e organizzato e quindi sull'esecuzione ragionata del codice. Il suo solo momento poetico è il contropiede, con l'annesso "goal" (che, come abbiamo visto, non può che essere poetico). Insomma, il momento poetico del calcio sembra essere (come sempre) il momento individualistico (dribbling e goal; o passaggio ispirato)".

Il calcio in prosa (tipico del calcio europeo) basato sulla finalizzazione o "conclusione", possibilmente di un "poeta realistico" come Riva, ma deve derivare da una organizzazione di gioco collettivo, fondato da una serie di passaggi "geometrici" eseguiti secondo le regole del codice".

Il calcio in poesia (tipico del calcio latino-americano), basato sul "dribbling" costante ed estenuante (cosa che in Europa è snobbata in nome della "prosa collettiva") e con la ricerca del goal per "invenzione" da qualunque posizione.

"Se "dribbling" e "goal" sono i momenti individualistici-poetici del calcio, ecco quindi che il calcio brasiliano è un calcio di poesia. Senza far distinzione di valore, ma in senso puramente tecnico, in Messico [Olimpiadi 1968] è stata la prosa estetizzante italiana a essere battuta dalla poesia brasiliana".


Tratto e rivisto da "Saggi sulla letteratura e sull'arte" di Pier Paolo Pasolini

mercoledì 17 settembre 2014

Il primo giorno di scuola


Dopo mesi trascorsi ad osservare l'ampio giardino, rigoglioso ma desolato, e l’asfalto sciogliersi sotto il sole, appena fuori dalla finestra vedo capannelli di persone nei pressi dell’ingresso. C’è il sole, l’estate è ormai alle spalle e l’aria è pungente di prima mattina.

Anche se distanti riesco a percepire le loro conversazioni e le emozioni contrastanti. I piccoli occupano il marciapiede con i loro ingombranti zainetti dipinti di colori sgargianti e di immagini di fumetti e cartoni animati. Negli ultimi quarant’anni ho visto di tutto: bimbi con grembiuli e fiocchi, vestiti eleganti come nel giorno di festa, cartelle rigide e zainetti di ogni dimensione.

Ciò che invece rimane immutata è la tensione dipinta sul volto dei piccoli scolari, stanchi di ascoltare i consigli di genitori apprensivi o di sottostare a carezze ed abbracci troppo appiccicosi. Non vedono l’ora che la campanella suoni e che la nuova avventura inizi. Hanno atteso questo "primo giorno" nelle noiose mattine di settembre, ma niente pare coincidere con i loro sogni: la scuola è diversa rispetto a quanto immaginato, le maestre sono tese, le mani che stringono le loro sono sudate e forse troppo strette ed i riferimenti di amicizia iniziano a venire meno uno dopo l’altro.

Si, perché la formazione delle classi lascia tutti scontenti e costringe i bimbi e soprattutto i genitori ad immaginare nuove “alleanze” e nuove “amicizie”. Tuttavia, la scuola è magica e trasforma tutte le indecisioni e le paure in energia positiva. Le lacrime ed il batticuore si trasformano in coraggio e orgoglio e dopo i discorsi di routine il portone si chiude, lasciando le mamme e i papà soli con le loro emozioni ed i bimbi imprigionati in mille innocenti apprensioni.

Osservo dall’alto le confessioni di adulti preoccupati e qualche lacrimuccia scendere, il che contribuisce a sciogliere definitivamente la tensione accumulata. Per non pensare ai propri figli parlano di libri, penne e altro materiale didattico: c’è chi ha girato l’intera città per acquistare la copertina giusta, chi invece, ai margini, si vergogna di non possedere uno di quegli astucci magici a quattro scomparti e chi mostra con orgoglio l’etichettatura computerizzata di pennarelli e matite.

Distratto dal rumore proveniente dai corridoi abbandono gli adulti e mi concentro sull’aula: i bimbi sono entrati in ordine e appaiono spaesati. Ascoltano le parole delle maestre che spiegano il programma della mattinata, ma sono tutti rapiti da me. Non hanno mai visto una lavagna così enorme.

Adesso incrocio il loro sguardo e vedo quella luce che solitamente appare nei primi giorni di settembre: presto impareranno a leggere ed a scrivere su questa parete enorme che ha registrato ed immagazzinato avventure di ogni tipo ed emozioni di diverse generazioni.

Il sorriso stampato su quelle buffe faccine è il loro benvenuto, il cancelletto che cade improvvisamente è la mia implicita risposta. Le risate riempiono la stanza, che lo spettacolo abbia inizio.

venerdì 12 settembre 2014

Calcio - 2° giornata - analisi e previsioni


Mi hanno chiesto di esprimere un’opinione sulla serie A e sulla seconda giornata di campionato. Che dire?

La sfida a distanza Roma-Torino di sabato sembra poter nascondere più insidie per i campioni in carica che per i giallorossi, pur potendo contare sul fattore campo: l'Empoli è più abbordabile per la Roma che l'Udinese per la Juve soprattutto se si pensa a quel Juve-Inter di due anni fa quando Stramaccioni, che oggi siede sulla panchina friulana, violò lo Juventus Stadium con tanto di squadra spregiudicata.

L'Udinese non è l'Inter dell'epoca (poi crollata nella seconda parte del campionato) ma neanche la Juve è la schiacciasassi di mister Conte, il cui fantasma aleggerà su Vinovo ogni qual volta si pareggerà o perderà una partita.

Tra le seconde linee? La Samp tutta temperamento se la vedrà con l'ostico Toro dell'ariete Amauri, il Cagliari proverà a mostrare al pubblico quello che non si è visto alla prima e cioè lo spettacolo zemaniano e l'Atalanta priva di Bonaventura potrebbe essere la vittima sacrificale.

La Lazio, alla ricerca di rivalsa dopo la figuraccia di Milano con una difesa più che ballerina, ha tutto per portare a casa i primi tre punti e ciò servirebbe soprattutto al Presidente Lotito, alla disperata necessità di accattivarsi le simpatie del pubblico, ed in attesa di toccare con mano i "frutti di Palazzo", come logica conseguenza di tanto girovagare.

La Fiorentina dovrà testare nervi (dopo l'ennesimo infortunio di Rossi) e testa (nello scontento Cuadrado) contro il Genoa, pronto a stupire con Pinilla, Lestienne e soci. Il Chievo visto due settimane fa non sembra preoccupare il Napoli, seppur reduce da una settimana incandescente arricchita dalle scaramucce tra presidente e allenatore: Benitez il prossimo anno (o forse anche prima) non siederà più sulla panchina azzurra, ma le vittorie possono rappresentare la migliore medicina per due amanti feriti (e traditi).

Se il Verona chiuderà la seconda giornata lunedì con il Palermo senza particolari speranze di spettacoli pirotecnici, domenica pomeriggio l'Inter proverà a vincere e convincere contro il Sassuolo. Occhio però alla coppia irriverente Berardi-Zaza pronta ad infilare una difesa pericolosamente lenta. San Siro aspetta (e spera) e potrebbe farlo con il ritrovato inno 'Pazza Inter' che promette un'annata piena di colpi di scena.

Seguirà il Milan che a Parma dirà se è solo banale organizzazione, contropiede e gol oppure se a Torres si riuscirà ad arrivare con logica, costruzione e verticalizzazioni.

Al di là dei risultati delle sfide della seconda giornata, le prestazioni della nuova Italia sembrano poter essere di stimolo all’intero movimento calcistico: aggressività, gioventù e spettacolo. È quello che gli allenatori delle squadre di serie A saranno costretti a replicare per non rimanere schiacciati dall’immagine vincente di Antonio Conte, un termine di paragone ingombrante e soprattutto difficile da emulare.

mercoledì 10 settembre 2014

Rassegna stampa (semiseria)


Sulle pagine dei giornali e sui principali siti internet, le notizie pubblicate hanno il compito di informare e soprattutto far riflettere i lettori, ma è giusto farlo senza un sorriso e senza un pizzico di ironia?
Questione Ferrari - Marchionne silura Montezemolo: il manager abruzzese avrà carta bianca per svendere anche questo pezzo di Italia, mentre il figlioccio dell’avvocato riuscirà a trovare con la sua maxi-liquidazione un’altra sistemazione in qualche vacillante big nazionale (Alitalia?). Di tutto questo festeggiano gli Elkann: un figlio in meno da mantenere.
Iniziano le scuole ed i genitori sono nel panico: mancano gli insegnanti di ruolo, i precari garantiscono instabilità, le strutture sono fatiscenti e da un sondaggio la tipologia di professore preferito da mamme e papà è quello che “fa sognare” in stile John Keating (interpretato dall’eterno Robin Williams) dell’"Attimo fuggente". In assenza della carta igienica nei bagni scolastici è giusto sognare un po’.
Presentati i nuovi iPhone e l’Apple Watch: come al solito bellissimi, funzionali e cari come il fuoco. Ma ciò che piace al mondo tech è l’ironia che sui social network soffia in direzione di Cupertino. Persino l’Ikea ha deciso di prendere in giro la Apple registrando un clip con i vantaggi di avere un catalogo cartaceo rispetto ad uno tecnologico: si sfoglia facilmente, si possono segnare le pagine preferite con dei post-it e soprattutto non si rompe se cade.
Il Governo è sempre a caccia di soldi per tappare l’enorme debito e in rampa di lancio ci sono sempre i tagli alla spesa pubblica e le riforme. Renzi dice che metterà un tetto alla Tasi, ma se poi le tasse si moltiplicano e la gente è costretta a venderla? Metterà un tetto anche alle insolvenze?
L’Italia di Conte parte a razzo: giocatori che corrono, lottano e vincono. Erano anni che non si vedevano gli azzurri in queste condizioni. Il segreto sta nell’aggressività del mister: sempre pronto a strigliare e ad azzannare chi entra in campo. In caso di una futura convocazione di Balotelli, la Puma è pronta a fornire una maglietta già sudata per stare al pari con i compagni di squadra.
Secondo la Confcommercio i redditi medi degli italiani sono uguali a quelli di 30 anni fa (17.400 euro circa), quando una casa di normali dimensioni costava l’equivalente di 50.000 euro. Oggi con questa cifra non compri neppure un garage doppio.
Improvviso stop alle docce gelate di beneficienza. Mica sono scemi, la temperatura è scesa e l’autunno è ormai alle porte.