mercoledì 17 settembre 2014

Il primo giorno di scuola


Dopo mesi trascorsi ad osservare l'ampio giardino, rigoglioso ma desolato, e l’asfalto sciogliersi sotto il sole, appena fuori dalla finestra vedo capannelli di persone nei pressi dell’ingresso. C’è il sole, l’estate è ormai alle spalle e l’aria è pungente di prima mattina.

Anche se distanti riesco a percepire le loro conversazioni e le emozioni contrastanti. I piccoli occupano il marciapiede con i loro ingombranti zainetti dipinti di colori sgargianti e di immagini di fumetti e cartoni animati. Negli ultimi quarant’anni ho visto di tutto: bimbi con grembiuli e fiocchi, vestiti eleganti come nel giorno di festa, cartelle rigide e zainetti di ogni dimensione.

Ciò che invece rimane immutata è la tensione dipinta sul volto dei piccoli scolari, stanchi di ascoltare i consigli di genitori apprensivi o di sottostare a carezze ed abbracci troppo appiccicosi. Non vedono l’ora che la campanella suoni e che la nuova avventura inizi. Hanno atteso questo "primo giorno" nelle noiose mattine di settembre, ma niente pare coincidere con i loro sogni: la scuola è diversa rispetto a quanto immaginato, le maestre sono tese, le mani che stringono le loro sono sudate e forse troppo strette ed i riferimenti di amicizia iniziano a venire meno uno dopo l’altro.

Si, perché la formazione delle classi lascia tutti scontenti e costringe i bimbi e soprattutto i genitori ad immaginare nuove “alleanze” e nuove “amicizie”. Tuttavia, la scuola è magica e trasforma tutte le indecisioni e le paure in energia positiva. Le lacrime ed il batticuore si trasformano in coraggio e orgoglio e dopo i discorsi di routine il portone si chiude, lasciando le mamme e i papà soli con le loro emozioni ed i bimbi imprigionati in mille innocenti apprensioni.

Osservo dall’alto le confessioni di adulti preoccupati e qualche lacrimuccia scendere, il che contribuisce a sciogliere definitivamente la tensione accumulata. Per non pensare ai propri figli parlano di libri, penne e altro materiale didattico: c’è chi ha girato l’intera città per acquistare la copertina giusta, chi invece, ai margini, si vergogna di non possedere uno di quegli astucci magici a quattro scomparti e chi mostra con orgoglio l’etichettatura computerizzata di pennarelli e matite.

Distratto dal rumore proveniente dai corridoi abbandono gli adulti e mi concentro sull’aula: i bimbi sono entrati in ordine e appaiono spaesati. Ascoltano le parole delle maestre che spiegano il programma della mattinata, ma sono tutti rapiti da me. Non hanno mai visto una lavagna così enorme.

Adesso incrocio il loro sguardo e vedo quella luce che solitamente appare nei primi giorni di settembre: presto impareranno a leggere ed a scrivere su questa parete enorme che ha registrato ed immagazzinato avventure di ogni tipo ed emozioni di diverse generazioni.

Il sorriso stampato su quelle buffe faccine è il loro benvenuto, il cancelletto che cade improvvisamente è la mia implicita risposta. Le risate riempiono la stanza, che lo spettacolo abbia inizio.

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