martedì 29 luglio 2014

Quanto costa una banana a Roma?

La corsa per la poltrona federale della FIGC che si concluderà a Roma l'11 agosto appare di giorno in giorno sempre più paradossale.

Fino a qualche settimana fa il “nuovo” era rappresentato dal settantenne Carlo Tavecchio, nel giro del mondo del calcio dal 1975 con ruoli dirigenziali in Federcalcio dal 1987 fino ad oggi, in considerazione del suo carattere fermo e deciso e soprattutto della sua esperienza nelle serie minori dilettantistiche, che hanno rappresentato negli ultimi anni un bacino di sperimentazione ed innovazione (dai campi sintetici alle sponsorizzazioni, fino alla rivalutazione dei vivai per calciatori e allenatori).

Il “vecchio”, invece, era raffigurato dal quarantatreenne Demetrio Albertini, giocatore di calcio fino al 2005 e dirigente in Federazione nel post-Calciopoli come vice-presidente, incapace di dare un cambio di rotta alla fallimentare gestione Abete, rinviando lo snellimento della struttura dirigenziale e fallendo con la ripianificazione del progetto “Nazionale” con gli insuccessi acclarati delle squadre maggiori e minori nelle competizioni internazionali, senza dimenticare l'irrisolta questione “sicurezza negli stadi” e gli altri aspetti sociali connessi.

In considerazione di questa anagrafica (e non solo) inversione di ruoli e andando alla conta dei voti, l'elezione di Tavecchio sembrava quasi scontata, potendo contare sull'appoggio delle serie minori e di molti club di serie A, fino al famoso scivolone sulla buccia di "banana” di qualche giorno fa. Frasi razziste o no, è chiaro lo spirito che si respira in Federazione: scarsa serietà e poca integrità morale.

Non è fondamentale conoscere il nome del vincitore per sapere cosa diranno i tifosi dopo i primi insulti razzisti provenienti dalle curve a loro discolpa: “se lo fa il Presidente della Federazione perché non possiamo farlo noi”!

Come dice il “nuovo vecchio”, è stata solo una battuta “infelice” e poco importa se le revisioni su tutti i campi sintetici in Lega Dilettanti siano stati eseguiti da un’azienda “amica” di Tavecchio o se le cinque condanne per falsi titoli di credito, evasione fiscale e abuso d’ufficio siano una dimostrazione di scarsa “sobrietà”, perché il calcio in Italia non riuscirà a cambiarlo neppure un ex-calciatore ambizioso incapace di trovare il sostegno dei suoi ex-amici dirigenti.  

Il calcio è un business troppo grande per pensare di poterlo riformare con una semplice elezione, anche perchè nel migliore dei casi le urne riusciranno a far nascere solo una controversa “Repubblica delle Banane”.    

venerdì 25 luglio 2014

Alla ricerca della felicità


E’ notte fonda e fa molto freddo, io non lo avverto ma lo intuisco dai movimenti di mia mamma: continua a tremare come una foglia nonostante sia estate, infreddolita dalla brezza marina. In più, da diverse ore siamo sballottati su questa specie di barca, la stanchezza è tanta e Lei è tanto preoccupata per Me.

Vorrei poterla rassicurare, ma non riesco. Mio padre non è qui con noi, ma ci aspetta a riva o almeno è quello che continua a ripetere la mamma. Per non fare caso a questo fastidioso dondolio cerca di parlare con me, di pensare ai nonni ormai lontani mille miglia e di immaginare la sua nuova vita.

Il mare è sempre più grosso ed inizia a piovere con forza. Ci aiutano dei signori che parlano una lingua sconosciuta: sollevano un telone spesso e coprono quasi completamente un lato della barca in cui si stringono donne e bambini. I modi non sono certamente gentili, ma probabilmente godiamo di qualche privilegio visto che a noi riservano il posto migliore.

Questo tranquillizza la mamma, impaurita ad ogni movimento scomposto dell’imbarcazione e ad ogni spintone che giunge dal gruppo ammassato accanto a noi. Ci consigliano di dormire perché ci vorrà del tempo prima di arrivare, ma solo qualche bimbo cede alla stanchezza chiudendo gli occhi e poggiando il capo a terra.

Quando mi accorgo delle sue lacrime provo a darle conforto, in qualche modo, con la mia "presenza" e Lei lo comprende all'istante. Non smette di piangere, ma sento che la sua paura si sta trasformando lentamente in speranza. Non è sola, ha me e questo adesso le basta. E’ più tranquilla e sente il bisogno di rilassare il suo stanco e appesantito corpo, gli occhi si socchiudono.

I sogni si confondono con la realtà e una luce da lontano squarcia il buio della notte: una sirena emette un suono assordante e all’interno del barcone inizia lo scompiglio.

Gli stranieri dalla lingua incomprensibile gettano qualcosa in mare e scappano verso la prua, mentre le donne rimangono immobili su indicazione degli uomini presenti a bordo, che ormai continuano a sbracciarsi in direzione del faro luminoso. Dura poco più di cinque minuti la frazione di tempo dal "risveglio" all’attracco.

La mamma ascolta la voce dei signori col megafono e qualcosa le pare familiare: è la lingua che papà aveva provato a comprendere in televisione nei mesi scorsi ripetendo frasi di continuo in "italiano" con amici e parenti. Tutti si muovono, tranne Lei: pensa ai brutti momenti trascorsi mesi fa all’annuncio della scomparsa di sua sorella e del mio cuginetto in condizioni analoghe alle nostre e questo basta per bloccare qualunque suo muscolo e ogni tipo di intenzione.

Dopo qualche istante ed un giramento di testa Lei comprende la necessità di dover riuscire a comunicare a qualcuno la sua preoccupazione, ma riacquista presto le forze ed attende in fila con inspiegabile calma.

Mi stringe forte a sé avviandosi lentamente verso la Terra ferma. Arrivata sulla spiaggia si china stremata, ma felice di poter osservare il sole sorgere all’orizzonte del nuovo mondo. Si guarda intorno nella speranza di vedere il volto di papà, ma è un movimento incondizionato che non riceverà risposta.

Mi accorgo di essere ormai pronto e di voler abbracciare la mia mamma: ho bisogno di Lei e Lei di Me. Spingo forte e aspetto che il resto venga da sé.

Sono nato all’alba di una fredda mattina di luglio, molti sostengono in Terra straniera. Contrariamente a molti miei "fratelli" sono riuscito a conoscere dal vivo questo Paese e già ne sono innamorato.

Ho un solo desiderio: che questo Amore possa essere presto ricambiato.

venerdì 18 luglio 2014

Usa: si scaldano gli animi all'interno della Federal Reserve


Dal giorno del suo insediamento Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, per la prima volta non ha infiammato i mercati finanziari, in cerca di rassicurazioni sulla crescita o sul mantenimento degli stimoli, in entrambi i casi combustibile atto ad alimentare il trend di crescita delle azioni.

Tuttavia, le avvisaglie di un cambiamento imminente appaiono evidenti. In primo luogo, il falco repubblicano Fisher, presidente della Fed di Dallas, ha prospettato un primo rialzo dei tassi americani già nel primo trimestre del 2015 ed ha evidenziato perplessità sulle valutazioni azionarie, care a suo dire.

Quest’ultimo giudizio sembra essere avvalorato da una parte dalla decrescente corsa agli acquisti in borsa dell’ultimo periodo e dalla scarsa operatività in acquisto da parte di “cassettisti” e investitori di lungo termine come Buffett e Icahn e smentito, invece, dal buon inizio della cosidetta "earning season" che sembra garantire bilanci migliori delle attese e prospettive confermate per gli ultimi trimestri dell'anno.

Come rispondere allo scetticismo dei big della finanza e alle posizioni contrarie dei falchi? Le colombe hanno prontamente reagito prendendo tempo e prefigurando per l’economia statunitense una fase ancora di debolezza con disoccupazione ancora precaria e un Pil in crescita nel 2014 ad un passo decisamente inferiore rispetto alle stime indicate a fine 2013, che consetirà alla Fed di poter alzare il piede dall'acceleratore monetario senza fretta.    

Quale posizione prevarrà? A deciderlo saranno i dati sui posti di lavoro creati nei prossimi mesi e soprattutto l’andamento dell’inflazione: basterebbe anche un solo mese di marginale rallentamento di quest'ultima per consentire alla Yellen ed alle colombe di allontanare lo spettro di un pronto aumento dei tassi.   Rimane, comunque, necessario per entrambi gli antagonisti della Fed assistere ad una normalizzazione sia della crescita che dei prezzi per evitare di dover poi agire a strappi e accrescere la frattura che ormai separa falchi e colombe.

In tale contesto i mercati prendono fiato: le questioni geopolitiche (Israele-Palestina e Russia-Ucraina) e la lenta ripresa economica in Europa alimentano le prese di beneficio, che non sembrano poter minare, però, il trend positivo degli indici azionari.

Indipendentemente dagli elementi esogeni, le "bolle finanziarie" sono una minaccia non trascurabile di fronte all’instabilità economica ed all’incertezza monetaria, ma gli operatori sembrano aver scoperto la ricetta giusta per consentire al mercato solo brevi pause e poco altro: la "rotazione settoriale" che ha interessato, in salita e in discesa, prima i segmenti solidi come pharma e utilities, poi il tech e il biotech per poi ritornare su ambiti legati alla salda e certa “old economy”.

Da qui a fine anno, quindi, ci attenderanno pause e leggere accelerazioni che porteranno l’S&P americano poco sopra i 2000 punti (con un rialzo di 5% circa dagli attuali valori) prima che l’innalzamento dei tassi, in un mese "imprecisato"del 2015, darà l’occasione a molti di vendere azioni e sancire la prima vera correzione in quello che da molti è stato definito come un “bull market” di lungo periodo.

giovedì 17 luglio 2014

Genitori e sport: il declino del calcio tra fallimento e passione



Giardini Pubblici - 1984 
"Tua figlia ha iniziato quest'anno con la danza?"
"Si, è il primo anno. E tuo figlio?"
"Cosa vuoi che ti dica, da settembre inizia con gli esordienti. Giorno e notte gioca con quel pallone, cosa potrebbe fare d'altro"
"Lo stesso per il mio, d'altronde sono maschietti". 

Parco giochi - 2014
"Il prossimo anno tua figlia continuerà con la ginnastica, vero?"
"Senz'altro, invece dal prossimo anno dovrò pensare a cosa far fare al fratellino"
"Mio figlio inizierà con la piscina e forse una volta a settimana farà arrampicata"
"Pensavo al basket, ma non saprei"
"E il calcio?"
"No, è un brutto ambiente e troppo competitivo. E se poi non fosse all'altezza e rimanesse sempre in panchina? Ne soffrirebbe"
"Si, hai ragione, non esiste mica solo il calcio nella vita"

Ecco come è cambiato il mondo negli ultimi trent'anni. Sono cambiati i figli o i genitoriUna volta per i bambini non c'era un'alternativa valida al calcio perché non esisteva una competizione altrettanto stimolante sotto tutti i punti di vista: sport vincente, praticabile ovunque e sbocco sociale garantito. Adesso, invece, troppi dubbi assalgono i genitori. 

È uno sport sano? È atleticamente e fisicamente utile ed esercitabile per la maggior parte all'aria aperta. 

È pericoloso? Non più di sport come il ciclismo, il tennis e lo sci e al pari di basket e pallavolo

Ha controindicazioni nella socializzazione? Sicuramente no. Non è uno sport singolo, ha regole disciplinari da dover rispettare ed ha obiettivi comuni da dover condividere con i compagni di squadra, che poi nella maggior parte dei casi lo diventano anche nella vita. 

Allora perché tanti dubbi da parte degli adulti? Ciò che lascia perplessi molti genitori è l'esasperata competizione e la paura di un insuccesso in quello che per molti è il 'benchmark' e cioè il metro di paragone. Impossibile o inaccettabile che il proprio figlio sappia farlo peggio (o non sappia farlo affatto) di altri: il fallimento deprimerebbe i genitori e ricadrebbe sugli stessi figli. 

Fallire in un altro sport avrebbe meno valore: meno concorrenti in lizza e scarsa eco mediatica o comunicativa. Purtroppo, i genitori non danno giusto valore alla parola "fallimento". Se ciò è la conseguenza del mancato approdo al professionismo allora parliamo di genitori maniaci che nulla hanno a che fare con questo discorso. 

Se invece il fallimento è rappresentato dalla paura che i figli non siano capaci di accettare la sconfitta sul campo (o addirittura dalla panchina) allora parliamo di genitori che li spingono (o costringono) verso uno sport non alla ricerca di una passione, ma di una qualunque attività capace di impegnare i vuoti pomeridiani.

Perché i ragazzi oggi devono andare a nuoto, fare un secondo sport, suonare uno strumento musicale, fare i compiti ed andare a catechismo e tutto questo compresso in una settimana. Una volta il menù era diverso: calcio, compiti, calcio e poco altro. 

Anche in passato c'erano genitori che provavano ad indirizzare i figli verso altri sport, ma dopo un iniziale tentativo quasi tutti ritornavano sui propri passi ed i ragazzi riprendevano a venerare la "Dea del Pallone" (chiedendole perdono per il temporaneo abbandono) al di là delle capacità, senza la minima speranza di avere successo e la convinzione di poter eccellere, ma per il solo gusto di 'giocare' e correre liberamente.

Oggi, tutto è cambiato ed inevitabilmente quanto amplifica la tv in merito alle negatività del mondo del calcio (dal tifo violento alle scommesse clandestine) non può che alimentare i dubbi familiari e fungere da giustificazione in caso di rifiuto. Tutto vero, ma si tratta di una distorsione che non può che coinvolgere uno degli sport più esposti al business ed agli affari.

Non nascondendo i lati oscuri ed i rischi connessi, il calcio rimane il gioco più bello in assoluto, quello delle abrasioni sull'asfalto, delle interminabili partite giocate fino al crepuscolo, dei calzoncini sporchi di fango ed erba, delle condizioni metereologiche più assurde, degli scherzi di spogliatoio, delle liti in campo e fuori, delle sconfitte cocenti e delle vittorie inattese, degli errori arbitrali subiti e dei gol sbagliati sotto porta. 

Tuttavia, non sono queste parole che possono o devono convincere mamme o papà preoccupati dalle imprevedibilità e dai difetti di questo gioco, ma soltanto gli occhi dei loro ragazzi alla vista di un pallone da calcio, un sogno che si realizza ed una scommessa immaginaria sul proprio futuro. 

In attesa di capire se ad essere cambiati sono i figli (svogliati) o i genitori (frustrati), corro a preparare sapientemente il solito borsone da calcio, che mi accompagna nelle serate con gli amici, quelli con cui divido una passione unica fatta di gioie, sfottò e tante tante risate, che anche il più acerrimo dei nemici e cioè il tempo non sarà mai in grado di cancellare. 

martedì 15 luglio 2014

10 riflessioni (semiserie) sui Mondiali di Calcio


  1. Dopo la batosta sportiva forse in Brasile capiranno che non si può vivere di solo calcio: il problema è cosa farsene di dieci stadi avveniristici 
  2. Se Suarez con il famigerato morso è riuscito a trovare un generoso ingaggio dal Barcellona, allora per il "cecchino" Balotelli (non per la sua capacità di far gol, ma per le sue foto su Instagram con in braccio un fucile) niente è precluso
  3. La coppia di centrali difensivi del Brasile (Thiago Silva e David Luiz) è contemporaneamente la più pagata e la più vulnerabile al mondo: forse il PSG non ha fatto un affare sborsando oltre 100 milioni per entrambi
  4. L’Italia è l’unica Nazionale in cui la resa dei conti per il fallimento mondiale è iniziata nel tunnel degli spogliatoi
  5. Il Bayern Monaco è la seconda squadra di club, dopo il Barcellona di quattro anni fa,  ad aver vinto un Mondiale di calcio  
  6. Per vincere i Mondiali non serve avere Ronaldo o Messi, ma organizzazione di gioco, l’anagrafe dalla tua parte e avversari strapagati che ciccano la palla a due metri dalla porta (vero Higuain?) 
  7. Probabilmente l’allenatore della Germania Loew smetterà di aver lo sguardo sempre “incazzato” e forse indosserà una camicia con colori sgargianti invece del solito nero
  8. Le bombolette spray in dote agli arbitri erano gli scarti dell’ultimo Carnevale di Rio
  9. Dopo i fischi ad ogni inquadratura tv è chiaro a tutto il mondo, se anche ci fossero stati dei dubbi, che Dilma Rousseff non verrà rieletta alle prossime elezioni brasiliane
  10. Aveva ragione Berlusconi: la Merkel ha “culo”, in tutti i sensi!      

lunedì 7 luglio 2014

Il Papa scomunica la ‘ndrangheta, ma la “base” non ci sta.

Il Papa scomunica la ‘ndrangheta, ma la “base” non ci sta.

Il viaggio di due settimane fa in Calabria di Francesco si era concluso con un messaggio forte: una scomunica non per coloro i quali hanno commesso un o più errori e scontano la loro pena, ma per quegli individui che dalla prigione non si pentono per le azioni commesse in passato e per quelle che commetteranno in futuro continuando a sostenere incondizionatamente la mafia di appartenenza.

E’ questo il succo delle parole ferme del Papa a cui hanno fatto seguito risposte non trascurabili: la protesta nelle carceri e l’inchino al capoclan di Oppido Mamertina.

Quanto accaduto nel reggino è la fotografia della debolezza del territorio: la ‘ndrangheta comanda, condiziona i comportamenti, finanzia la decrescita sociale e crea dipendenza economica.

I Paesi si trasformano in terreno di conquista grazie all’affiliazione da cui si sviluppa la propaganda di un benessere effimero e l’assenza di discontinuità. Da qui la strada è irreversibile e il sacro diventa profano.

La protesta nelle carceri, invece, non è una risposta alle parole di Papa Francesco, ma la necessità per i mafiosi “operativi” a distanza di rivendicare la propria appartenenza e l’assenza di qualsiasi tipo di redenzione socio-religiosa o pentimento.

La ‘ndrangheta continua a vincere sullo Stato? Forse, ma il problema è che una partita senza regole deve essere giocata in maniera differente.

Le ‘ndrine si espandono e affiliano? Lo Stato deve fare lo stesso tagliando i rifornimenti. La Chiesa non riesce a redimere ed incolpevolmente accentua il legame con il territorio malsano? Allora è giusto evitare “sfilate” anti-culturali e distruttive per il territorio. C’è chi dal carcere si rifiuta di assistere alla messa provocatoriamente in attesa di una mano tesa? Allora sfruttare questa occasione per spezzare il cordone che lega mafia e religione.

Per il resto è una questione di cultura dal basso e di insegnamenti di base, partendo dal concetto di "rispetto" e di "prossimo" passando per i dieci comandamenti: non peccati veniali da snocciolare in confessione, ma indelebili colpe se protratte con dolo.

venerdì 4 luglio 2014

Mondiali di calcio: ecco perchè siamo tornati presto a casa! - "...per far sentire loro che non riusciranno a vincere"


Adesso che i Mondiali entrano nel vivo con l’inizio dei quarti di finale, molti italiani sono delusi nel non poter assistere a partite che coinvolgano la nostra Nazionale.
A parte la Spagna, logora dopo anni di trionfi e scarso ricambio, e l'Italia, consumata da un processo involutivo inesorabile, tutte le big mondiali si apprestano a giocarsi l’accesso alle semifinali con possibilità molto simili tra loro in quello che può, a detta di tutti, definirsi come il Mondiale più equilibrato della storia.
Probabilmente ciò che ha tenuto fuori gli azzurri dalla fase delicata della competizione è la totale assenza di quello che in molti definiscono ‘spirito di squadra’ e una non spiccata identità nazionale.
C’è chi, invece, ritiene che le cause principali siano da ricercare tra il valore della rosa scarsa, l’età troppo avanzata per molti e l’inesperienza per altri o la stanchezza legata ad un campionato lungo e logorante, ma allora come hanno potuto le altre squadre sopperire a tutto questo?
E parlo soprattutto per quelle nazionali meno blasonate e con una qualità tecnica (leggermente) inferiore rispetto alle inarrivabili potenze calcistiche  Brasile ed Argentina.
In Italia si parla tanto di 'senatori' – non quelli in Parlamento che fortunatamente sono in via di estinzione – che hanno tirato la “carretta” in questi anni, ma mai nessuno di loro ha provato a motivare i propri compagni di squadra come accade, invece, prima delle partite della altre nazionali, Colombia in primis.

Gustatevi questo video in lingua originale e capirete perché siamo tornati presto a casa:

Yepes (Colombia): "...para que se sientan que no pueden ganar" - "...per far sentire loro che non riusciranno a vincere":
http://youtu.be/aZe1B0eb-D4

mercoledì 2 luglio 2014

Evoluzione stagionale dei mercati: estate serena, autunno di riflessione, inverno di passione.

Se gli indici azionari statunitensi sono sui massimi e la Federal Reserve continua a garantire una politica monetaria comunque accomodante, perché preoccuparsi?
Se l’Europa ha deciso di allentare la morsa sull’austerity a favore della crescita e la Banca Centrale Europea garantirà liquidità al mercato e tassi bassi per molto tempo, perché preoccuparsi?
Se il Giappone prolunga il piano di riforme, con la BoJ che ha ancora qualche 'cartuccia' da sparare ed i Paesi Emergenti continuano con il forte recupero reale e finanziario, perché preoccuparsi?
A differenza del passato, sta per iniziare un’estate all'insegna della tranquillità e dell'assenza di (eccessiva) volatilità.
E se dietro il -2.9% registrato dal Pil nel primo trimestre in America non ci fosse solo l’incognita legata agli eventi climatici di inizio anno ma l’incapacità per l’economia a stelle e strisce di ritornare a range di crescita tra il 3% e il 4%, di fronte all’impossibilità per la Fed di tenere ancora a lungo il piede premuto sull’acceleratore?
E se all’asfittica crescita della periferia europea dovesse aggiungersi un fisiologico rallentamento tedesco, ancor più accentuato dal rafforzamento dell'euro contro tutte le altre divise internazionali finanziariamente spiegabile come conseguenza di un disavanzo europeo troppo basso (frutto dell’austerità voluta proprio dai tedeschi)?
E se il Giappone ponesse un freno a questo sconvolgente stimolo economico-fiscale e la Cina non riuscisse a mostrare più con orgoglio al mondo tassi di crescita superiore al 7%, ma qualche decimo sotto?
E’ indubbio che questi 'ipotetici' scenari non sarebbero visibili nel breve periodo e quindi non nei prossimi due mesi, ma da fine anno in avanti tutto potrebbe accadere.
Ecco spiegati i timori dei Governanti che oggi continuano a regalare al mercato liquidità e rassicurazioni, ma che nel 2015 saranno costretti a fare i conti con un futuro incerto, con 'munizioni' sempre meno efficaci e a dover dire addio ad un altro biennio borsistico scoppiettante, come quello ormai in via di conclusione.