giovedì 29 maggio 2014

M5S & UKIP: affinità elettive



Grillo in Italia non ha mai cercato alleanze ed ha rifiutato, in più occasioni, proposte e accordi operativi perché la rete non lo avrebbe accettato (non del tutto vero!), ma in Europa queste sono fondamentali per non rischiare di perdere peso e consenso politico.

Per creare un gruppo parlamentare europeo bisogna aggregare un numero minimo di 25 deputati (17 sono i grillini a Bruxelles) e rappresentare almeno un quarto degli Stati membri: bisogna, quindi,  trovare deputati di altri sei Paesi dell’Unione ed avere così la possibilità di far nascere un gruppo autonomo.

Ecco il perché dei colloqui di Grillo con l'UKIP (United Kingdom Indipendence Party) di Farage.

Tutto ciò è coerente con le linee guida del M5S? Ogni giudizio deve passare attraverso la rete, come forse sarebbe dovuto accadere per le consultazioni avviate in questi giorni, anche se non pare che Grillo e Casaleggio Jr (da poco lanciato dal padre nel movimento senza passare dalla rete o dalle urne) siano andati a colloquio con Farage con un mandato specifico dei propri elettori.

Farage rispecchia le idee del M5S? Innanzitutto, si tratta di un politico di professione e questo stride con la visione della durata della vita politica parlamentare tanto sbandierata dai grillini (in UK può essere più lunga che in Italia, forse!). Cinquant’anni, attivista nel partito conservatore ai tempi di Major (1992), Farage è un buon stratega politico, capace di affermarsi ad ogni turno elettorale: nel 1999 ottiene tre eurodeputati, nel 2004 scavalca i liberaldemocratici e ottiene dieci parlamentari e nel 2009 si gioca tutto sulla casta e i rimborsi gonfiati dei parlamentari britannici replicando il successo del 2004 con l’Ukip che raggiunge il 16% e scavalcando i laburisti al secondo posto. 

In relazione al tema della casta Ukip e M5S appaiono molto simili, anche se il concetto di politica (costi e gestione) e gli obiettivi finali sembrano differenti.

Ukip e M5S hanno affinità sui temi sociali? Farage cavalca da tempo un altro argomento, dopo la casta, caro alla popolazione: la questione immigrazione. In un paese multietnico come la Gran Bretagna, ma colpito anch’esso dalla crisi economica, l’Ukip ha sparato a zero sugli immigrati causa, a suo dire, della perdita di lavoro di molti inglesi, ha attaccato i laburisti per esser stati troppo “flessibili” e continua ad opporsi all’“invasione” di stranieri, fino a dichiarare di non amare chi in UK parla una lingua differente dall’inglese e che “se un gruppo di romeni si trasferisse alla porta accanto, si sentirebbe a disagio”. Sposato con una tedesca, con figli in possesso della doppia cittadinanza che parlano un’altra lingua in casa e massacrato dai media, ha deciso all'inizio di questa campagna elettorale di modificare parzialmente la sua strategia proponendo una sorta di  “immigrazione qualificata”, quella di laureati di qualsiasi nazionalità e senza “parassiti che rubano posti di lavoro". La deriva xenofoba non svanisce e poco sembra accomunare Farage al M5S, ma molto di più a Grillo e alle sue personalissime idee, dichiarate in passato e poi smussate. 

Ukip e M5S hanno affinità sui temi economici europei? Farage è noto per una serie di invettive anti-austerità e per aver attaccato Van Rompuy, gli “eurocrati”, il governo Monti e il governo greco Samaras,  definiti come “schiavi della Troika”. Questi argomenti si avvicinano a quelli del movimento italiano anche se l’uscita dall’euro è un argomento controverso tra i grillini, divisi tra chi come Grillo vorrebbe abbandonarlo e chi non la rietiene come un'opzione minimamente percorribile.

Ukip e M5S hanno affinità sui temi di politica estera? Farage  era contrario all’ipotesi di attacco alla Siria, ha criticato il suo governo per il sostegno dato ai ribelli estremisti, accusa l’Europa di essere responsabile e di aver fomentato le ribellioni in Siria, Libia e Ucraina e recentemente ha lodato Vladimir Putin per le sue capacità e mire imperialistiche: la confusione delle idee di Farage sembra avere poco in comune con il M5S.

Al di là della necessità per Grillo di trovare alleati in Europa, Farage è un politico di professione che cavalca il consenso e i temi cari alla gente comune, una sorta di populismo più vicino alla Lega che al M5S, ma considerando che l’alternativa è il Front National della Le Pen – alleanza che non avrebbe mai l’appoggio della rete e che rappresenterebbe l'inizio della fine del movimento – allora meglio sondare la disponibilità dell’Ukip, perché meglio allearsi con un partito che rappresenta una nazione che neppure adotta la nostra stessa moneta, piuttosto che fare una lunga e dispendiosa gita a Bruxelles senza neppure poter contare sui rimborsi spese.

3 commenti:

  1. Indubbiamente un'analisi interessante. E lo dico da convinto sostenitore del M5S che voto fin da quando era sotto il 2%. Ovviamente non è che condivido tutto quello che dice il M5S. Ma d'altronde so bene che posso essere d'accordo su tutto solo con me stesso e con nessun altro.
    Sull'immigrazione sono sicuramente più vicino a Farage così come sulla politica estera, quindi tutto sommato un'alleanza con lui non mi dispiacerebbe.

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  2. La mia vuole essere un'analisi più oggettiva possibile, pur non prescindendo da un giudizio personale.
    Grazie

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  3. Bisognerebbe pubblicizzare questa analisi puntuale e "libera" farebbe bene agli elettori Grillini che vedono in Grillo il nuovo messia, ma quale messia?! Cura soltanto i suoi interessi....

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