mercoledì 30 aprile 2014

Ci vuole "coraggio"!



Più che accezioni esistono due diverse metodologie di uso della parola “coraggio”: sarcastica e ferma.
Con la prima categoria si possono spiegare alcuni degli accadimenti di questi giorni.
Ci vuole un gran “coraggio” ad occupare tutti gli organi di informazione per difendere la condanna per frode fiscale, fare campagna elettorale ed infamare la Magistratura e le più alte cariche dello Stato. Tuttavia in molti conoscono Berlusconi e sanno che ciò è come sempre parte di una strategia più ampia: l’obiettivo è innervosire i giudici inducendoli a correggere la decisione di affido ai servizi sociali così da poter sbandierare la presunta persecuzione giudiziaria a cui sarebbe sottoposto da venti anni. Indipendentemente da ciò che accadrà è un peccato che il suo nome sia sempre in cima alle discussioni politiche e non, mentre le sue parole dovrebbero essere derubricate a semplice demenza senile.
Ci vuole ancora più “coraggio” ad applaudire, per ben cinque minuti, durante la sessione pomeridiana del Congresso nazionale del sindacato di Polizia, l'ingresso dei colleghi condannati per “eccesso colposo in omicidio colposo” a tre anni e sei mesi (la maggior parte coperti da indulto) in relazione alla morte di Federico Aldrovandi. Un gesto spregevole che evidenzia l’assenza di umanità e rispetto da parte di alcuni componenti di un organo dello Stato, che dovrebbe garantire la sicurezza del nostro Paese e non accrescere dei dubbi sul suo “modus operandi”. Non si tratta di valutare l’utilizzo della forza durante una manifestazione – evento ampiamente deprecabile ma spesso svalutato da circostanziali attenuanti – ma di annullare idealmente una condanna già blanda e poco trasparente.
Nella seconda categoria invece rientrano episodi di altra natura.
Ci vuole "coraggio" per chiedere con perseveranza rispetto e giustizia per la morte del proprio figlio e soprattutto per proseguire una battaglia costellata da anni di insulti e vessazioni. Si tratta della mamma di Federico che ha dovuto accettare l’ennesimo oltraggio: dopo le accuse via web da parte dei poliziotti condannati (“se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale", e ancora "faccia da culo (...) speriamo non si goda i risarcimenti dello Stato”) l’onta dei cinque minuti di applausi del Sap agli agenti condannati. La speranza è che il movimento “via la divisa” segua il suo corso e che chi si è macchiato di un delitto del genere cessi di essere un (cattivo) servitore dello Stato.
Ci vuole "coraggio" per presenziare alla commemorazione per l’anniversario della morte di Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, a seguito di un’aggressione nel 1975 da parte di Avanguardia Operaia se sei sindaco di Milano, di sinistra e la tua città sta per essere attraversata da due cortei di opposti colori politici. E’ il gesto di Giuliano Pisapia che non intende minimamente riscrivere la storia, ma solo cercare di stemperare l’atmosfera, creare un clima di “pacificazione” e lanciare un messaggio alla cittadinanza come alle Istituzioni: che eventi del genere non si ripetano e soprattutto che un anniversario non rappresenti un pretesto per alimentare rigurgiti nostalgici che, in Italia come in Europa, ultimamente da estrema destra sembrano soffiare con più veemenza.

Per rialzarsi, per raggiungere un sogno o per dimostrare la propria integrità ci vuole fermo "coraggio", ma nel caso in cui ciò dovesse mancare allora sarebbe meglio il silenzio.

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