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giovedì 8 maggio 2014

Comunicazione in 'Dissolvenza'



Come riuscire a spiegare alcuni fenomeni della comunicazione moderna?

Con la Dissolvenza, una sorta di nuova e immaginaria figura retorica con cui si decide di sostituire, in maniera apparentemente impercettibile ma costante fino alla trasmutazione completa, se stessi con una sembianza: una sorta di rappresentazione di ciò che non si è, ma che lentamente si crede di poter essere o divenire.

Così nascono le maschere, indossate per 'purificare' la comunicazione e cancellare le distanze, in modo da non concedere alcun vantaggio all'interlocutore e per non dover affannarsi a rincorrere e quindi non dover sfigurare.

Se la maschera serve per camuffare parzialmente le emozioni visive, l’abito è utile ad ornare l'illusione che le avvolge. Si ottiene con la falsità delle parole e con le dissimulazioni.

Si vive un’essenza parallela, almeno per una volta, in cui la menzogna diviene realtà (virtuale), nella quale non è più necessario fingere per e di se stessi, diventando, poi, all’esterno alternativi alla propria immagine.

E’ uno scambio di ruoli che si vive quotidianamente dai rapporti lavorativi fino a quelli più personali.
E' la conseguenza dei cambiamenti, di mutamenti tecnologici e inter-relazionali.
E' la chiave che permette di accedere a file nascosti, ignoti a noi stessi o volutamente accantonati.

Ne derivano comportamenti insoliti, conoscenze impreviste e relazioni comunicative complesse: la negazione dell’apparenza prima del pensiero.

La Dissolvenza, però, svela in conclusione l'enigma e dilapida il vantaggio dell’ignoto, lasciando forse delusione e ambiguità. E’ per questo che in alcuni casi essa non si manifesta volutamente ma rimane tronca, in un misterioso e impercettibile gioco di Immaginazione.

Impossibile non essere d’accordo: lo scopo della retorica è la Persuasione.

lunedì 5 maggio 2014

Il calcio nel "pallone": una crisi nata nel lontano 2002 e mai risolta.



“Se questo è il calcio meglio chiudere”, “non si può essere ostaggio delle curve” e “lo Stato non deve piegarsi di fronte ad un centinaio di criminali”!

Tutto vero (o quasi), ma quanta ipocrisia.

Il calcio italiano sta attraversando uno dei periodi più bui della sua storia, iniziato intorno al 2002 con il fallimento di gloriose società, con controverse decisioni da parte delle Autorità competenti, con i successivi ripescaggi e con la nascita dell'offerta calcio per le pay-tv, che hanno di fatto creato una spaccatura profonda tra la serie A e le serie minori: le squadre della prima categoria hanno ricevuto benefici dalla vendita dei diritti, mentre le seconde sono state costrette a dividersi le briciole con un “prodotto calcio” che in provincia è divenuto in poco tempo meno appetibile e estremamente costoso (stadi, biglietti, ingaggi e oneri indiretti).

A questo si sono aggiunte le note vicende di “Calciopoli” e gli intrecci internazionali relativi al calcio-scommesse dalle serie minori – costrette a compensare i mancati introiti con illegali e poco etiche pratiche pseudo-calcistiche - fino al coinvolgimento di importanti club e di ex-calciatori, per concludere con la rinnovata visibilità richiesta ed ottenuta dalle tifoserie dopo gli episodi di Catania (la morte dell’ispettore Raciti), la vicenda della finta morte di un bimbo prima del derby Roma-Lazio, le maglie dei giocatori del Genoa consegnate alla curva e, in ultimo, la "trattativa" della finale di Coppa Italia a cui si è recentemente assistito.

Tutti episodi che hanno un elemento comune: la fragilità di chi gestisce direttamente o indirettamente l’industria calcistica.

In primis le società che per anni hanno concesso privilegi consentendo la creazione di mini aziende occulte capaci di gestire i biglietti per gli accessi negli stadi, le coreografie, le trasferte e il reimpiego dei ricavi nel commercio di droga e di attività di riciclaggio.

In secondo piano, la Federazione che ha finto cambiamenti ai vertici per poi mantenere uno ‘status quo’ che ha consentito il rafforzamento economico delle società a maggiore visibilità nazionale, tralasciando quegli aspetti sociali che nella maggior parte d’Europa sono garantiti ormai da tempo.

La crisi, poi, ha piegato i bilanci e la ‘mala gestio’ delle aziende di primo piano ha fatto il resto, allontanandole da quel rapporto di controllo che vi era inizialmente con le sub-aziende occulte.

Ciò ha potenziato il ruolo degli Ultras, a cui le stesse proprietà hanno delegato il dialogo con il resto del “mondo calcio”.

Ecco perché non può bastare un annuncio dagli altoparlanti dello stadio, una notizia ufficiale rilasciata da un’agenzia di stampa (oggi che dallo stadio si può accedere ad internet con qualsiasi telefonino!) per spiegare quanto accaduto nelle strade nei pressi dello Stadio Olimpico e per smorzare la tensione nata da un passaparola provocatorio, falso e pretestuoso: bisogna chiedere il consenso finale ai proprietari-ombra del calcio nostrano, con ossequio e garbo.

Allora meglio far calare il sipario su questo triste spettacolo? Non esiste una risposta esatta, ma solo ipotetiche soluzioni: leggi sicure con pene severe, ristrutturazione degli stadi, azionariato diffuso, tetto agli ingaggi e gestione dei diritti commerciali collettivi?

Forse, ma ciò che manca è la cultura dello sport, quella che latita sin dai primi approcci con questo mondo: per capirlo basta assistere ad una partita tra ragazzini di dieci anni e comprendere come sia impossibile imparare da chi, dagli spalti, non è in grado di dare qualche buon insegnamento ma solo cattivi esempi.

venerdì 2 maggio 2014

Sell in may and go away?



La Federal Reserve lo aveva sottolineato mercoledì motivando la decisione di continuare a tagliare gli acquisti di Treasury (scesi da inizio anno da 80 a 45 miliardi di dollari al mese) con una ripresa economica in costante miglioramento.
Conferme erano pervenute dalla pubblicazione degli indici relativi allo stato di salute dell’industria manifatturiera, dalla fiducia di imprese e consumatori e dalla rinnovata propensione delle Corporate statunitensi ad avviare una nuova stagione di M&A con acquisizioni volte a rinsaldare il ruolo di leader a livello mondiale in diversi settori di interesse (ad esempio Pfizer nel pharma e GE nell’energy).
L’unica sorpresa negativa era giunta dal Pil trimestrale (+0.1%) con un dato, comunque ancora preliminare,  molto distante dalle stime degli analisti superiori al punto percentuale, ma il mercato ha interpretato ciò come naturale conseguenza della cosiddetta “frozenomics” e cioè dei rigidi fenomeni metereologici che hanno condizionato negativamente la crescita nella prima parte dell’anno.
Oggi, il forte dato sulla disoccupazione (288.000 posti di lavoro creati in un mese e tasso di disoccupazione al 6.3%) rappresenta il giudizio finale: l'ennesimo banco di prova superato dall'economia a stelle e strisce che apre le porte a qualche interpretazione.  

Dopo questa lunga sfilza di dati, mediamente più che incoraggianti in America come anche in Europa, l’asticella sembra essere sempre più alta e da qui in avanti sarà più facile rischiare di disattendere le attese dei mercati e un po’ più difficile proseguire il trend positivo in atto senza il sostegno costante delle Autorità monetarie, anche se sempre riattivabile nel lungo periodo, ma forse meno efficace e forse improduttivo nelle fasi più intense della crescita.
Inoltre, si avvicinano quei mesi caratterizzati da alta volatilità, in cui le prese di beneficio e le rotazioni settoriali a volte colgono di sorpresa anche i più navigati investitori e in cui gli elementi esogeni assumono stranamente un contorno più preoccupante e ingigantire le conseguenze diviene una sorta di normale consuetudine.
Dalla Russia agli Emergenti passando attraverso l’esito incerto - probabilmente con una più che discreta affermazione dei partiti euroscettici su quelli tradizionali - delle elezioni nel Vecchio Continente potrebbero giungere i rischi più rilevanti, quelli che le Banche Centrali non riescono a prevenire o smorzare all’improvviso, il cui corso è spesso salutare, purché limitato nel tempo.
D’altronde, le statistiche ci insegnano che non è impossibile immaginare il comportamento dei mercati nel mese di maggio.

mercoledì 30 aprile 2014

Ci vuole "coraggio"!



Più che accezioni esistono due diverse metodologie di uso della parola “coraggio”: sarcastica e ferma.
Con la prima categoria si possono spiegare alcuni degli accadimenti di questi giorni.
Ci vuole un gran “coraggio” ad occupare tutti gli organi di informazione per difendere la condanna per frode fiscale, fare campagna elettorale ed infamare la Magistratura e le più alte cariche dello Stato. Tuttavia in molti conoscono Berlusconi e sanno che ciò è come sempre parte di una strategia più ampia: l’obiettivo è innervosire i giudici inducendoli a correggere la decisione di affido ai servizi sociali così da poter sbandierare la presunta persecuzione giudiziaria a cui sarebbe sottoposto da venti anni. Indipendentemente da ciò che accadrà è un peccato che il suo nome sia sempre in cima alle discussioni politiche e non, mentre le sue parole dovrebbero essere derubricate a semplice demenza senile.
Ci vuole ancora più “coraggio” ad applaudire, per ben cinque minuti, durante la sessione pomeridiana del Congresso nazionale del sindacato di Polizia, l'ingresso dei colleghi condannati per “eccesso colposo in omicidio colposo” a tre anni e sei mesi (la maggior parte coperti da indulto) in relazione alla morte di Federico Aldrovandi. Un gesto spregevole che evidenzia l’assenza di umanità e rispetto da parte di alcuni componenti di un organo dello Stato, che dovrebbe garantire la sicurezza del nostro Paese e non accrescere dei dubbi sul suo “modus operandi”. Non si tratta di valutare l’utilizzo della forza durante una manifestazione – evento ampiamente deprecabile ma spesso svalutato da circostanziali attenuanti – ma di annullare idealmente una condanna già blanda e poco trasparente.
Nella seconda categoria invece rientrano episodi di altra natura.
Ci vuole "coraggio" per chiedere con perseveranza rispetto e giustizia per la morte del proprio figlio e soprattutto per proseguire una battaglia costellata da anni di insulti e vessazioni. Si tratta della mamma di Federico che ha dovuto accettare l’ennesimo oltraggio: dopo le accuse via web da parte dei poliziotti condannati (“se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale", e ancora "faccia da culo (...) speriamo non si goda i risarcimenti dello Stato”) l’onta dei cinque minuti di applausi del Sap agli agenti condannati. La speranza è che il movimento “via la divisa” segua il suo corso e che chi si è macchiato di un delitto del genere cessi di essere un (cattivo) servitore dello Stato.
Ci vuole "coraggio" per presenziare alla commemorazione per l’anniversario della morte di Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, a seguito di un’aggressione nel 1975 da parte di Avanguardia Operaia se sei sindaco di Milano, di sinistra e la tua città sta per essere attraversata da due cortei di opposti colori politici. E’ il gesto di Giuliano Pisapia che non intende minimamente riscrivere la storia, ma solo cercare di stemperare l’atmosfera, creare un clima di “pacificazione” e lanciare un messaggio alla cittadinanza come alle Istituzioni: che eventi del genere non si ripetano e soprattutto che un anniversario non rappresenti un pretesto per alimentare rigurgiti nostalgici che, in Italia come in Europa, ultimamente da estrema destra sembrano soffiare con più veemenza.

Per rialzarsi, per raggiungere un sogno o per dimostrare la propria integrità ci vuole fermo "coraggio", ma nel caso in cui ciò dovesse mancare allora sarebbe meglio il silenzio.

mercoledì 16 aprile 2014

Cronaca parlamentare: sussulti e scontri.



Dopo settimane di noia politica la "vita parlamentare" italiana sembra essersi ravvivata e questo grazie ad eventi riconducibili ad un obiettivo comune: le imminenti elezioni europee.

Ad arrivare per prima è stata la decisione di concedere i servizi sociali all’ex cavaliere Berlusconi in sostituzione della pena detentiva, che prevede un blando servizio di assistenza una volta alla settimana e che rappresenterà non più di una pausa rigenerativa dall’attività quotidiana che l’ex Presidente sta per iniziare e cioè la campagna elettorale.

Tuttavia, la pena alternativa, pur allontanando lo spettro degli “arresti domiciliari” e l’inagibilità politica, lascerà comunque il ricordo di una condanna che peserà sul morale del non più giovane Berlusconi.

Di questa decisione se n’è parlato in Parlamento, anche se gli argomenti più discussi paiono essersi stati altri in questi giorni, come a sottolineare il ridotto peso specifico di Forza Italia e del suo fondatore:

- prima la trasposizione di Grillo delle parole di Primo Levi che ha messo in evidenza quello che gran parte del mondo politico interno ed estero pensa del M5S ("molto incoerente e molto contraddittorio, non c'è coerenza nelle analisi: o politicamente debole o in malafede" sono le parole di un potenziale alleato europeo)

- poi la polemica della Lega contro Alfano durante l’informativa del ministro in Parlamento sulla questione immigrazione, che dimostra la ricerca della Lega di visibilità elettorale e di come sia diversa la politica moderata senza i diktat delle ali estreme della destra parlamentare

- per finire l’approvazione del 'ddl sul voto di scambio' che ha generato scontri immotivati e propagandistici, visto che la norma è un grande passo in avanti nella vita democratica del nostro Paese grazie alla sola aggiunta di due paroline magiche come “altra utilità” per definire la moneta, differente dal denaro, oggetto degli scambi di interesse mafioso.

Il resto è cronaca parlamentare, in attesa che si entri nel vivo dello scontro e che si aggiungano al dibattito tutti i contendenti, senza esclusione di colpi (bassi).

venerdì 11 aprile 2014

Nubi all'orizzonte



Il 2014, iniziato all’insegna del mercato equity con qualche timore sulla tenuta dei bond dopo i grandi guadagni dell'anno appena trascorso, è divenuto in soli tre mesi l’anno delle incertezze in termini di asset class da selezionare e aree geografiche da preferire.

Ad aprile, a soli venti giorni da uno dei mesi più rischiosi dell’anno - secondo l'adagio “sell in may and go away” tenuto in grande considerazione dalla maggior parte degli operatori - il bilancio azionario non può dirsi del tutto positivo (ad eccezione del mercato italiano), mentre i titoli obbligazionari, invece, continuano a correre specialmente nei Paesi periferici.

Dopo gli scossoni di gennaio e febbraio legati a questioni geopolitiche e ad una crisi economica diffusa nelle aree emergenti, oggi i timori giungono dalla tecnologia americana e cioè da quel settore che nel primo trimestre ha arricchito la maggior parte degli investitori statunitensi e che oggi potrebbe anticipare quella che da alcuni viene considerata una correzione più generalizzata.

Dal momento che le aspettative si sono indebolite negli Stati Uniti, gli investitori si sono concentrati sugli aspetti negativi del mercato creando una spirale ribassista con ricadute sul Giappone, che ha raggiunto un livello tecnico preoccupante ed i cui investitori sembrano ridurre gli investimenti in attesa che il Presidente Abe chiarisca le intenzioni del Governo in merito agli stimoli all’economia, limitatamente sui Paesi Emergenti, che la correzione l’hanno avuta già due mesi fa e sull’Europa, dove i mezzi messi a disposizione da Draghi per alimentare la ripresa economica sembrano più teorici che pratici.

E le obbligazioni? Continuano a salire con moderazione e la costante discesa dei tassi in Spagna e Italia rendono oggi più conveniente e paradossalmente meno rischioso riposizionarsi su Paesi come Portogallo e Grecia, a tassi più vantaggiosi e con rischi limitati rispetto al recente passato, in considerazione degli aggiustamenti operati e del paracadute messo in piedi dalla Banca Centrale Europea.  

Nonostante i venti di guerra tra Russia e Ucraina non del tutto spazzati via e le fragilità economiche globali, la correzione in atto non dovrebbe durare a lungo, anche perché sembra difficile credere che dopo mesi di messaggi distensivi e di comunicazioni rassicuranti la FED, la BCE e la BoJ consentano un massiccio ritorno della volatilità sui mercati.

Tuttavia, di fronte ad ondate di vendite così violente è meglio attendere oltre il primo raggio di sole, in attesa che il cielo sia completamente sgombro da nubi, che oggi ancora soffiano con vigore da Oriente ad Occidente.

mercoledì 9 aprile 2014

La politica italiana si avvicina apaticamente alle elezioni europee



Le elezioni europee si avvicinano, ma l'evento non sembra scaldare il cuore degli italiani. In verità negli ultimi anni in molti sembrano essersi allontanati dalla vita politica e ciò in conseguenza dei soliti e stucchevoli siparietti tra i rappresentanti dei partiti di maggior rilievo, monotonia spezzata temporaneamente dalla nascita e dall'affermazione del "Movimento 5 Stelle", giunto sulla scena come forza dirompente e rivelatasi poco avvezzo alla battaglia parlamentare e quindi fragile di fronte alle ruvide beghe politiche.
Nei mesi P.R. – cioè Prima di Renzi - la strategia dei grillini era quella di occupare internamente il Parlamento con richieste di interrogazioni, dibattiti accesi, ostruzionismo diffuso ed esternamente di denigrare, tramite il blog del suo Padre Padrone, l’operato del Presidente Letta, di chiedere l’impeachment di Napolitano e di minare la credibilità delle altre cariche dello Stato.
Se già la strategia precedente pareva non essere in grado di ottenere risultati concreti in termini di operato da rivendere nelle future campagne elettorali, oggi nell’anno 1 D.R. – cioè Dopo Renzi – continuano a mancare le idee giuste e le iniziative in grado di muovere la coscienza apatica degli italiani.
Il factotum Renzi snocciola decreti e provvedimenti vari conditi di soldi alle imprese, in busta paga e tagli alla spesa pubblica ed i grillini si perdono nella ricerca di figure nuove da sottoporre al giudizio delle urne con l’incognita e le incertezze dei processi di selezione, che già in passato hanno lasciato qualche dubbio tra i suoi elettori.
In più si aggiunge l’annunciata stangata su banche, manager e difesa da parte del Governo che mette il M5S in crisi su come agire per contrastare la propaganda elettorale renziana e che lascia a Grillo una replica con un tiepido “balle”.
Tuttavia, le prossime elezioni oltre a premiare l’azione di Renzi, anche se limitatamente perché gli italiani ancora non si fidano del tutto del trasformismo del sindaco di Firenze e soprattutto non tutti hanno tollerato la staffetta-trappola con Letta, consegneranno numeri importanti anche al critico spirito d’opposizione dei grillini, in considerazione del vuoto che sembra crescere a dismisura a destra, dove Berlusconi non sembra avere più la forza di attrarre consensi come un tempo.
Rimane uno scenario apatico e di disinteresse per molti veterani del voto come per la gran parte dei giovani che si accostano da novelli alle urne, che in conseguenza della crisi economica voteranno per protesta contro l’istituzione “euro”, non conoscendo minimamente le implicazioni di un’uscita dall’UE e neppure il dettaglio delle regole del gioco firmate in tempi passati.
Del resto è difficile che qualcuno ammetta pubblicamente le colpe di una crisi nata nella scarsa lungimiranza politica ed economica degli anni 80-90' e ampliatasi nella voragine dei personalismi degli ultimi due decenni: la memoria è sempre troppo breve.